

FRANCESCO MARSILLI
La Terapia Breve Strategica
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"il fatto che le psicopatologie possano essere sofferte e persistenti da anni non significa che la terapia debba essere altrettanto sofferta e prolungata nel tempo"
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L’approccio breve strategico alla terapia è un modello, formulato da Paul Watzlawick ed evoluto da Giorgio Nardone (Brief strategic therapy, Giorgio Nardone’s Model) che, oltre ad essere empiricamente e scientificamente validato nell’arco di oltre 30 anni di ricerca-intervento su decina di migliaia di casi, ha portato alla formulazione di protocolli evoluti di terapia breve composti da tecniche innovative costruite ad hoc per sbloccare particolari tipologie di persistenza proprie delle più importanti patologie psichiche e comportamentali.
Le basi epistemologiche del modello evoluto sono il costruttivismo radicale (E. von Glasersfeld, H. von Foerster), la teoria dei sistemi (E. von Bertalanffy), la pragmatica della comunicazione (P. Watzlawick, Beavin, Jackson), la logica strategica (J. Elster, N. Da Costa, G. Nardone) e la moderna teoria dei giochi (J. von Neumann).
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La Terapia Breve Strategica, o TBS, è un modello psicoterapeutico alla cui base sta il concetto di "tentata soluzione che alimenta il problema". Tale costrutto, formulato dal gruppo di ricercatori del MRI (Mental Research Institute) di Palo Alto (1974) ed evolutosi in seguito in quello di "sistema percettivo-reattivo", identifica tutto ciò che è messo in atto dalla persona e/o dal sistema intorno alla persona nel tentativo di gestire una difficoltà e che, reiterato nel tempo, mantiene e alimenta la difficoltà stessa conducendo alla strutturazione del vero e proprio disturbo.
Una delle peculiarità che distinguono la TBS dalle forme tradizionali di psicoterapia è che permette di sviluppare interventi basati su obiettivi prestabiliti e sulle caratteristiche specifiche del problema in questione.
Inoltre ogni tipo di problematica psicologica è concepita non come una malattia biologica da guarire, bensì come un equilibrio disfunzionale da trasformare in funzionale. Tale disfunzionalità è basata su una dinamica che si autoalimenta attraverso l’esasperazione e l’irrigidimento di strategie di adattamento (ciò che ognuno di noi cerca di fare per alleviare o risolvere il problema) che si trasformano nel problema stesso.
Proprio queste strategie disadattive sono le «tentate soluzioni».
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Le "tentate soluzioni":
Tutti noi ci ritroviamo quotidianamente ad affrontare noi stessi e gli altri nelle relazioni di tutti i giorni; quando ci troviamo davanti ad un problema tentiamo, in modo spontaneo, di applicare delle soluzioni. Se queste funzionano allora la problematica si risolverà in breve tempo. Quando, invece le strategie hanno un esito negativo, la gran parte delle volte non si è spinti a pensare che siano le strategie sbagliate, ma in automatico si tende ad aumentare gli sforzi nell'attuare sempre quelle strategie, credendole comunque le uniche possibili.
Queste sono le “tentate soluzioni”, cioè comportamenti, azioni o pensieri che, invece di diventare soluzioni, diventano la causa principale del peggioramento della situazione: nonostante siano fallimentari, vengono ripetute nel tempo aggravando il problema stesso dando origine al circolo vizioso che mantiene il problema.
Ciò che viene messo in atto pensando di generare un cambiamento alimenta ciò che si vorrebbe cambiare. Ma, proprio perché all'inizio funzionano, queste soluzioni costituiscono il fondamento della loro ripetuta applicazione sino all'effettiva costruzione della patologia.
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Il costrutto di esperienza emozionale correttiva :
Il costrutto di esperienza emozionale correttiva (F.Alexander, 1946) indica che il cambiamento terapeutico si può realizzare solo dopo esperienze emozionali che concretamente facciano sentire al soggetto di poter fronteggiare ciò che crede di non essere capace di fare. Tale esempio rende merito a un altro concetto terapeutico appreso dai maestri Paul Watzlawick e Jhon Weakland, quello di evento casuale pianificato, ovvero l’idea che per effettuare cambiamenti terapeutici rapidi e concreti sinao necessarie manovre comunicative o prescrizioni elaborate, tali da creare nella vita del paziente esperienze correttive che gli apparissero casuali, mentre in realtà sono stratagemmi pianificati dal terapeuta.
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La soluzione del problema, attraverso la psicoterapia breve strategica, è rappresentata da strategie e stratagemmi in grado di far cambiare alla persona le proprie tentate soluzioni disfunzionali e, grazie a ciò, indurlo a sperimentare concretamente il cambiamento terapeutico, ossia fare in modo che il paziente modifichi effettivamente la percezione delle cose che lo costringevano a reazioni patologiche.
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Le sedute sono strutturate e orientate al risultato. Gli incontri si svolgono indicativamente ogni due settimane e, tra una seduta e l'altra, il terapeuta propone al paziente compiti e strategie pratiche da applicare, in modo da favorire il cambiamento in tempi ridotti. L’obiettivo non è semplicemente comprendere il problema, ma agire subito per risolverlo, il tutto in un arco di 10-20 sedute.
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"per quanta strada pensi che ci sia da percorrere, amerai il finale"
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