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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

6-11 anni: Indicazioni pratiche per la quotidianità del genitore - seconda parte

Nell'articolo precedente abbiamo parlato delle possibili problematiche che possono coinvolgere il bambino in questa fascia di età, soprattutto per quanto riguarda la situazione scolastica, ma cosa può fare il genitore nella sua pratica quotidiana per trovare nuove soluzioni a vecchi problemi?

Per prima cosa possiamo chiederci quali sono le soluzioni che generalmente i genitori usano per risolvere problemi di comportamenti o scolastici a scuola e in casa. Il genitore cerca, con le migliori intenzioni, di risolvere la situazione nella maniera che sembra più logica e appropriata, chiede consiglio ad altri genitori, legge libri di esperti della pedagogia, chiama in causa maestre, diagnosi neuropsichiatriche, test cognitivi, supporti scolastici. Ma nella gran parte dei casi i consigli e le azioni che si mettono in atto sono sempre quelle. Quindi solitamente si ricorre a costanti spiegazioni delle regole di cosa si fa e cosa non si deve fare, che le attività si devono concludere, che bisogna stare attenti e seduti in classe, che non bisogna disturbare gli altri, che mamma e papà sono molto preoccupati, che andare a scuola è il loro dovere, ecc…. Molte volte al bambino si promettono premi o punizioni (che funzionano a periodi alterni e poi non più), e molto spesso si chiede un aiuto esterno. La questione dell’aiuto esterno è un punto assai spinoso; infatti l’aiuto che la stragrande maggioranza di noi pensa è quello sulla performance, sull'aiuto a FARE in modo pratico il compito, pensando che il bambino non faccia i compiti perché non ci arriva da solo o perché non ne ha voglia. Nulla di più sbagliato! Il bambino è molto più intelligente e volenteroso di quanto possiamo pensare. Ha dunque poco senso un aiuto per FARE i compiti o per incoraggiarlo a farli, ha invece molto più senso un aiuto che invece insegni al bambino come canalizzare le proprie energie e all'adulto come fare peri gestire tale situazione problematica, sia con gli insegnanti che con il bambino. Spesso ci si rivolge invece o ad un insegnante esterno che pensi ai compiti del bambino o ad un/a neuropsichiatra per avere la sicurezza di una diagnosi che tolga al genitore la responsabilità del proprio ruolo educativo. Purtroppo nel momento in cui ci si rivolge ad uno specialista la tendenza nel mondo psicologico e medico è quella di fornire una diagnosi, un’etichetta che traccia la strada futura del bambino. In realtà la diagnosi ha un effetto negativo perché nel momento in cui noi etichettiamo quel bambino come iperattivo (per fare un esempio, ma potrebbe essere una diagnosi di DSA qualunque) si mette in moto l’effetto della profezia che sia autoavvera: lo abbiamo identificato come iperattivo e lui non può fare altro che essere iperattivo seguendo le aspettative degli adulti.

In alcuni casi alla diagnosi di iperattività ne consegue un trattamento farmacologico che dal mio punto di vista è negativo nel senso che va ulteriormente a rimarcare l’etichetta e a volte è possibile che sorgano effetti negativi a livello neurologico in quanto il cervello è in piena fase di formazione.


Ma a livello pratico che cosa può fare il genitore?

Innanzitutto sottolineo il fatto che una diagnosi, per quanto corretta possa essere, non ci dà la soluzione del problema, la diagnosi è la cornice del problema, ci dà una possibile mappa da seguire, ma sappiamo che la mappa non è il territorio, ne è solo una rappresentazione stilizzata.

Il genitore che volesse seguire un breve ed incisivo percorso terapeutico presso il mio studio verrebbe guidato nel mettere in pratica poche e semplici mosse dal grande potere terapeutico. Alcune di queste vi sembreranno un pò strane perché si discostano molto dalla logica che siamo abituati a seguire, ma dietro la semplicità di queste tecniche vi sono oltre 30 anni di studi durante i quali queste tecniche psicoterapeutiche sono state applicate a più di 12 mila tra bambini e famiglie, con risultati sorprendenti. Ricordo che nessuno di noi possiede la bacchetta magica, che nell'applicare queste indicazioni c’è la necessità di impegno costante, pazienza e amore, e che ogni indicazione e strumento terapeutico deve essere applicato sul singolo caso e sulla base delle specifiche particolarità del bambino, del problema e della famiglia. Quindi ogni cosa che leggerete deve essere pensata come generalizzata a molti casi diversi, ci sono ovviamente delle differenze fondamentali per ogni famiglia e per ogni bambino.

Una delle tecniche che utilizzo durante le sedute si chiama “congiura del silenzio”, ciò vuol dire che i genitori sono invitati a non parlare più del problema (nè tra di loro, nè col bambino, nè con altri), o meglio, di quello che secondo loro è il problema del bambino. Questa tecnica si utilizza perché è stato ampiamente dimostrato che più si parla di un problema e più questo problema si amplifica nella percezione del bambino e dell’ambiente famigliare, col rischio che diventi l’unico argomento di pranzi, cene e della coppia stessa (pensate a quante ore a parlare dello stesso argomento senza tra l’altro trovarne la soluzione! il discorso si incastra su sé stesso e si finisce col dire e pensare sempre le stesse cose, portando grande stress in tutto il sistema familiare e magari portando in secondo piano quelli che sono piccoli successi del figlio a livello scolastico), inoltre parlandone si trasmette questo effetto etichettamento da una persona all'altra, quindi anche i fratelli del bambino lo vedranno come un bambino problematico, poi magari gli zii, i cugini, poi gli amici e le maestre...

Un’altra indicazione che viene spesso data durante gli incontri è quella che si chiama “osservare senza intervenire” e anche qua scardiniamo le normali logiche genitoriali. Infatti in questa indicazione si suggerisce ai genitori di non fare più nulla ma di osservare semplicemente come il bambino si comporta. I genitori evitano di intervenire, bloccando così tutte quelle azioni e tentativi che sono stati fatti fino a quel momento per cercare di modificare le cose, tentativi e azioni che evidentemente non hanno funzionato ma che i genitori continuano ad applicare, complicando ulteriormente la situazione (in questo link l'articolo in cui parlo proprio di questo meccanismo, ovvero le “tentate soluzioni” https://www.fmarsillipsicologo.com/post/cosa-sono-le-tentate-soluzioni ). Molto spesso infatti interrompendo questi comportamenti dei genitori la situazione migliora in modo notevole fin dalle prime settimane.

Un'altra indicazione che si utilizza soprattutto nei casi di bambini iperattivi è l’applicazione di una semplice e piccola regola a cui i genitori devono abituare il figlio, e cioè il fatto che nel momento in cui si inizia una attività non se ne inizia un’altra finché non si finisce quella attuale. Questa è forse l’indicazione più difficile perché ci sono genitori che per moltissimo tempo hanno avuto a che fare con questi bambini iperattivi che gli hanno abituati alla modalità di “inizio cento ma finisco uno” e nel tempo i genitori hanno permesso al bambino di sviluppare questo atteggiamento, e quindi il genitore può anche essere esausto di imporre regole che non vengono ascoltate, e quindi sono diventati mano a mano sempre più permissivi. Si è persa nel tempo l’importanza di un’adeguata rigidità delle regole (in questo link l'articolo in cui parlo dell’importanza della rigidità di determinate regole https://www.fmarsillipsicologo.com/post/no-si-attraversa-solo-con-il-verde-quando-la-rigidit%C3%A0-delle-regole-%C3%A8-necessaria ), dell’imporre una adeguata e sana gerarchia in famiglia, che vuol dire che una regola dettata dal genitore non va trasgredita e quindi in questo senso riuscire a far sì che i bambini conducano un’attività alla volta e la portino a termine è fondamentale. Tramite questa indicazione è stato dimostrato che nel tempo il bambino impara a concentrarsi in un’attività soltanto e questo di riflesso li rende più tranquilli durante l’esecuzione di compiti in cui è richiesta attenzione e concentrazione (dalle lezioni in classe ai compiti a casa), trasformando i compiti e le attività scolastiche in qualcosa di gratificante per lui (vede risultati concreti del suo lavoro) e per i genitori. Inoltre imparano meglio a seguire le regole dei genitori anche al di fuori di quelle scolastiche.

Queste e altre indicazioni sono alla base del mio quotidiano lavoro di psicologo ed educatore con genitori, bambini e ragazzi! Poche e intense sedute in un breve arco di tempo hanno alte probabilità di portare concreti cambiamenti duraturi.


Se pensi di avere bisogno di un aiuto per gestire le problematiche più o meno gravi di tuo figlio o tua figlia, contattami , troveremo insieme la migliore delle soluzioni!

Lavoro in studio a Trento e online in tutta Italia



Dott. Francesco Marsilli




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