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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

La storia di Luca: come curare una fobia specifica.

Se per anni hai provato a risolvere tutto da solo, se ci sei riuscito ma ciclicamente gli stessi problemi tornavano più forti di prima, se hai provato in tutti i modi ma con scarsi risultati, sappi che il problema, paradossalmente, consiste proprio nelle soluzioni (pensieri e comportamenti) che hai messo in atto nel tempo per risolvere la tua situazione.

Ti sembra assurdo? eccoti un esempio che forse ti farà cambiare idea:

La storia di Luca

Tempo fa arrivò da me in studio un uomo sui 35 anni, il quale mi chiedeva aiuto per una fobia che negli anni aveva ormai invaso tutta la sua vita: la fobia dei piccioni. Il tutto, mi spiegò Luca (nome di fantasia), era iniziato anni prima con un leggero fastidio quando si trovava di fronte ad uno di questi comunissimi, ma effettivamente non proprio piacevoli, volatili. L'iniziale reazione era stata farci il giro intorno e proseguire tranquillamente la sua giornata. Nel tempo la reazione di evitamento si era rafforzata, non poteva più aggirarli. Non solo non era più capace nemmeno di avvicinarsi, ma doveva cambiare strada; aveva iniziato a chiedere alla sua partner ed ad amici di accompagnarlo, insieme a loro riusciva a passare vicino agli odiati volatili ma, come già avrete intuito, dopo un po' nemmeno questo bastava più e i sui accompagnatori dovevano precederlo e scacciare i piccioni quando li incontravano. Potete immaginare come anche il più caro degli amici dopo un po', gentilmente, rifiutasse di sottoporsi a questo ridicolo "rituale". La sua compagna, invece, aveva resistito a lungo a questo gioco ma alla fine si era arresa, dopotutto anche lei aveva un lavoro e una vita privata da vivere. Quando la sua compagna si rifiutò di accompagnarlo ancora, Luca si era dovuto studiare un apposito percorso casa-lavoro in città in modo da evitare tutte le strade e piazze "frequentate" dai piccioni. Aveva studiato minuziosamente le zone in cui più probabilmente ci sarebbero stati (ormai era un esperto!) e, grazie a questa mappa, aveva iniziato ad avere importanti ritardi al lavoro (se all'inizio ci metteva 10 minuti a piedi ora arrivava a impiegarci più di 40 minuti!). Nel frattempo erano comparsi i primi forti sintomi di stress: insonnia, irritabilità, malumore, incubi sui piccioni e, dulcis in fundo, attacchi di panico quotidiani. In tutto questo assillava costantemente la compagna e gli amici su continue disquisizioni sui piccioni, sulle malattie che portano e sulla loro presunta pericolosità, alla ricerca di ogni piccola parola di conforto che gli facesse capire che questi volatili non erano cosi pericolosi. Stremato da questo gioco al rialzo, si era deciso ad andare da diversi specialisti che, inutilmente, avevano tentato di analizzare il suo passato alla ricerca di traumi collegati alla sua infanzia, al rapporto con i genitori, trovando spiegazioni più o meno fantasiose dell'origine e del "perché" di questa fobia, con il solo risultato di veder radicare ancor di più il disturbo e farlo diventare il suo principale argomento di conversazione.

Quando Luca finì di descrivere quello che per lui era diventato un vero e proprio calvario quotidiano gli chiesi in che modo, quotidianamente e nell'ultima settimana, aveva cercato di porre rimedio al suo problema. Già dal suo sguardo stupito si poteva comprendere come nessuno degli specialisti si era preoccupato dell'oggi, andando invece a scavare nel passato.

Inizialmente, un po' perplesso dalla mia domanda, Luca mi disse quali erano state (in verità da sempre) le modalità con le quali aveva cercato di risolvere questa sua fobia.

Come nella gran parte dei casi le sue reazioni erano state di quattro tipi:

Evitamento: lo stesso Luca mi ha riferito che, per combattere la sua fobia, fin dall'inizio ha applicato l'evitamento, cioè il tentativo di evitare di incontrare i piccioni.

Richiesta di aiuto: nel momento in cui non riusciva più ad evitarli ha chiesto aiuto alla sua compagna e ai suoi amici in modo che lo accompagnassero e scacciassero i piccioni prima che lui si potesse avvicinare troppo.

Ricerca di rassicurazioni: con costanti discorsi sui piccioni ad amici e compagna e ricerca delle cause nel passato Luca ha tentato di trovare dei motivi logici e validi per non aver più paura di loro.

Parlarne costantemente: Luca aveva talmente inglobato il suo problema nella sua quotidianità che praticamente non parlava di altro, pensando cosi facendo di esorcizzare la paura.

Purtroppo per Luca le fobie, cosi come gli attacchi di panico, la depressione e l'ansia non possono essere affrontate seguendo il mondo delle logiche formali e della razionalità perché, per quanto la persona sia consapevole delle sue problematiche, ciò non cambia il fatto che non riesca a risolverle.


Ora vediamo come proprio le soluzioni che Luca ha messo in atto per combattere la sua fobia hanno alimentato e peggiorato la sua situazione.

Evitamento: "perché devo evitare una cosa se questa cosa non mi fa paura?": questa all'apparenza banale domanda nasconde in sé una delle basi di sviluppo delle fobie. Nel momento in cui io evito un qualcosa che mi fa paura inizialmente mi sento più tranquillo, più rilassato, quindi il messaggio che mando a me stesso sarà "se lo evito sto bene". In verità c'è un secondo e più subdolo messaggio che la mia mente registra, ed è "se l'ho evitato è perché mi fa paura, è perché è un qualcosa da temere". Ecco qui il primo passo verso la fobia. Nel tempo questo messaggio ripetuto si rinforzerà ad ogni evitamento perché ogni evitamento dà ragione e forza alla nostra paura. Sto iniziando così a costruirmi una realtà paurosa convincendo me stesso della mia stessa paura.

Richiesta di aiuto: quando non ce la facciamo più da soli spesso ricorriamo all'aiuto di altri, delegando a loro il compito di affrontare il nostro problema. E' sempre bello farsi aiutare da chi ci sta vicino, è fonte di piacere, può anche essere un messaggio di amore. Ma anche qui, purtroppo, siamo in presenza di una bella "psico-trappola". Anche chi ci aiuta, infatti, ci manda dei messaggi: il primo, più evidente e più piacevole, è "ti aiuto perché ti voglio bene, perché ci tengo a te" ma, parallelamente, sta passando un secondo messaggio, anche questo più nascosto e non subito visibile: "ti aiuto perché senza di me tu non sei capace". Ed ecco svelato il secondo inganno. Più chiedo aiuto agli altri e meno imparerò a fare da solo, più mi sentirò inerme davanti al pericolo, più dovrò delegare agli altri la forza di affrontare un mio problema.

Ricerca di Rassicurazioni: Tutti abbiamo bisogno, prima o poi, di avere al nostro fianco una persona che ci dica che va tutto bene, che porti la nostra mente a calmarsi e pensare che davvero andrà tutto bene. Purtroppo però, se per altri problemi le rassicurazioni possono aiutare, per le fobie sono il colpo di grazia. Nel momento in cui chiediamo rassicurazioni il meccanismo è lo stesso dell'evitamento: apparentemente la mia mente registra "va bene, se lui/lei ti dice che va tutto bene, sarà cosi". Purtroppo per noi sappiamo bene che rassicurazioni e spiegazioni logiche non solo non servono a placare queste costanti ansie (se esiste un fobico a cui è bastata una spiegazione logica per non avere più paura, per favore si faccia sentire!) ma, al contrario, ne forniscono di ulteriori. Perché? E qui sta il secondo messaggio che la nostra mete registra quando chiediamo rassicurazioni: "se ti devi rassicurare, è perché temi qualcosa". Quindi ogni rassicurazione che chiediamo dà ulteriore ragione di esistere alla nostra paura.

Pararne costantemente: sfatiamo un mito molto diffuso, parlare costantemente di un problema e confidarsi con molte persone non solo non ci aiuta a risolvere il problema ma, anzi, lo peggiora. Questo succede perché, più parliamo di un nostro problema o di una nostra paura, più questa prende spazio nella nostra mente: ciò che narriamo agli altri della nostra percezione di realtà crea la realtà che poi subiamo o, per farla breve, creiamo la realtà che subiamo. Dunque ogni volta che parliamo del nostro problema gli stiamo dando più importanza, lo stiamo ingigantendo e nutrendo.


Potrete dunque capire come, con le migliori intenzioni, tutto quello che Luca e coloro che gli stavano vicino hanno fatto per combattere la sua paura, l'abbia invece alimentata e sostenuta nel tempo.

In questo caso, come in molti altri, la soluzione è rompere gli schemi, decostruire ciò che Luca ha costruito e prendere energia dai suoi stessi errori trasformandoli nella forza cinetica del cambiamento! Tradotto nella pratica psicologica vuol dire che:

Il primo obiettivo del percorso è interrompere la messa in atto di tutte e 4 le tentate soluzioni perché, come ci insegna la Terapia Breve Strategica e le moderne tecniche psicologiche di trattamento delle fobie, sono proprio le tentate soluzioni che la persona ha applicato al suo problema che hanno peggiorato e prolungato il problema. Attraverso particolari tecniche di comunicazione si persuade (non si convince nè si manipola) la persona a comprendere come siano state le sue stesse azioni a portarlo nella situazione in cui lui stesso si trova.

Il secondo obiettivo del percorso è fare in modo che Luca senta che la realtà cosi paurosa che lui ha costruito non è poi cosi paurosa se viene affrontata. Per affrontare questo problema si induce il paziente a mettere in atto, tutte le sere e per mezz'ora di tempo, quella che viene chiamata la "tecnica della peggiore fantasia", seguita poi dalla "tecnica del 5x5" che si evolve poi nei "5 minuti al bisogno". Con queste tecniche applicate progressivamente nel tempo, la persona riesce a sentire come il fantasma della realtà che si era creato è molto meno temibile della realtà.


Nel corso della terapia, durata circa 3 mesi e mezzo per un totale di dieci incontri, Luca è riuscito progressivamente a passare di fianco ai piccioni, ad arrivare puntuale al lavoro, a smettere di parlare costantemente di loro. Al nostro decimo incontro mi riferisce che oramai si diverte perfino a scacciarli per vederli volare via: ora gioca con la sua paura.


Se sei vittima del circolo vizioso di una fobia non esitare a contattarmi, insieme potremo capire il modo migliore per aiutarti!

Lavoro in studio a Trento e in tutta Italia online attraverso la piattaforma Skype

trovi tutti i miei contatti al link "Contatti" di questa pagina



Dott Francesco Marsilli




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