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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

La gestione della rabbia: un esempio di terapia breve strategica

La Terapia Breve Strategica è l'approccio psicoterapeutico che più di tutti offre protocolli ed interventi pratici per individuare e sviluppare soluzioni efficaci ed efficienti ai problemi complessi.

Le tecniche utilizzate da chi applica questa terapia hanno l’obiettivo di interrompere il circolo vizioso che si sviluppa con le tentate soluzioni (per capere cosa sono le tentate soluzioni leggi questo breve articolo https://www.fmarsillipsicologo.com/post/cosa-sono-le-tentate-soluzioni) ed il mantenimento del problema ed hanno come scopo principale quello di modificare la rigidità di pensiero della persona, aiutandola a sviluppare una prospettiva più flessibile e funzionale.


Le indicazioni ed i compiti suggeriti al paziente nel corso di questo articolo possono essere messi in pratica in modo autonomo da tutti noi, ma attenzione, solo le metodologie utilizzate da un professionista all'interno di un percorso psicologico portano a risultati certi!


"Come dovresti fare se volessi volontariamente e deliberatamente peggiorare la tua situazione ?"

Quando tentiamo di risolvere un problema o trovare una soluzione il nostro approccio volge, in modo spontaneo, all'esplorare le modalità con cui sarebbe più probabile migliorare la nostra situazione; ma questa domanda, questa esplorazione, il più delle volte ci porta agli stessi risultati, alle stesse risposte quasi sempre al condizionale "dovrei" e "potrei", bloccandoci quindi nella prospettiva in cui io so cosa "dovrei" o "potrei" fare per migliorare la mia condizione ma, per una serie pressoché infinita di motivazione più o meno coscienti, non riesco a farlo. Questo meccanismo porta solo ulteriori frustrazioni.

Nel momento in cui invece si suggerisce alla persona di chiedersi "come posso peggiorare la mia situazione?" questa semplice domanda libera la mente dalle precedenti difese cognitive e indirizza il pensiero verso una direzione mai esplorata precedentemente. Il pensiero in direzione opposta alle sue abitudini ci permette di vedere "l'altra faccia della medaglia" e spesso, elencando a voce ciò che si dovrebbe fare per peggiorare la propria situazione, ci si accorge che è proprio ciò che si sta facendo.

Questa domanda espone in maniera immediata ed illuminante ai propri errori quotidiani portando con sé una naturale avversione verso ciò che facciamo e che contribuisce a peggiorare la nostra condizione.


Gestione dalla rabbia: Un esempio di psicoterapia breve strategica

La rabbia è quel moto che ci scatena delle reazioni delle volte fuori controllo, delle quali più delle volte ci pentiamo, ma purtroppo dopo averlo fatto. La rabbia è qualcosa che va fatta sempre defluire canalizzandola verso qualche cosa che ci permetta di assumerne il controllo. La terapia Strategica in questi casi possiede una tecnica che verrà illustrata attraverso un esempio di terapia strategica tra un terapeuta strategico e un suo paziente, un top manager di una multinazionale di produzione di metalli:

N.B: (le scritte in corsivo sono valutazioni e spiegazioni di chi scrive, a volte per condensare ciò che succede in seduta, a volte per spiegare quello che succede)


Paziente: Io ritengo di essere il più bravo, ma non me lo riconoscono i miei capi. Io sono arrivato a questa livello di carriera, mi manca solo lo scatto vero: devo diventare il top manager internazionale del mio settore; ma sono lì sotto, insieme ad altri. E un giorno il grande capo sopra di me mi dice "Tu avresti tutte le caratteristiche, ma non ha il carattere, perché sei una persona che critica tutti, contesta tutti, si pone come saccente e presuntuoso e quindi non puoi essere un leader".

Terapeuta: Bene, ma qual'é il suo obiettivo? perché ha deciso di iniziare una terapia?

Paz: mi devono fare dopo manager internazionale e io devo sentire che finalmente le persone intorno a me capiscono sentono il mio valore

Il terapeuta inizia ad esplorare questa sua convinzione dell'essere il migliore ma che questo non gli venga riconosciuto e, dopo breve tempo, gli pone questa domanda.

Ter: e secondo te, dimmi, in quale modo potresti volontariamente e deliberatamente peggiorare la tua situazione? cosa dovresti deliberatamente fare, dire o pensare per fare in modo di fallire sicuramente nel tuo progetto?

(il terapeuta invita il paziente ad esplorare tutti i possibili modi per non essere promosso, per essere valutato negativamente, per essere addirittura colui che verrà declassare dal proprio ruolo).

Paz: ah, dovrei continuare a interrompere tutti mentre parlano

Ter: ah, interessante e poi?

Paz: dovrei continuare a non ascoltare gli altri e invece proporre solo le mie idee, potrei continuare a pretendere di dire sempre l'ultima parola e continuare a squalificare gli altri dicendo a loro che non hanno capito abbastanza...

Mentre parla dicendo queste cose il paziente ha un momento di blocco nel quale, avendogli permesso con questa domanda di peggioramento di vedere l'altra faccia della medaglia, inizia a rendersi conto di quanto sia lui stesso l'artefice di questa incomprensione del suo valore da parte degli altri.

Ter: vede, molto frequentemente la nostra mente deve essere condotta a "solcare il mare all'insaputa del cielo", perché noi abbiamo delle cose davanti che non vediamo, sono lì ma non le vediamo perché siamo ottenebrati, offuscati dai nostri modi ripetuti di fare le cose. Sospinto dall'idea "Io sono il migliore voglio continuare a essere il migliore" ti concentravi solo e soltanto sulla prestazione pura, ma non sulla comunicazione, non sulla relazione. Se io voglio lavorare in un'azienda, soprattutto in una multinazionale, voglio arrivare a dirigere, essere il top manager di questa azienda, non posso essere pura prestazione. Devo essere capace di performare sulla relazione e sulla comunicazione.

Una volta viste queste cose, la domanda successiva è stata:

Ter: Che cos'è che la spinge a essere così impulsivo nel suo intervenire quando gli altri dicono qualcosa, interromperli, voler avere l'ultima parola?

Paz: Ma perché mi fanno rabbia. Mi fanno rabbia perché mi sembra che non capiscano granché. O perché non capiscono quello che io voglio fargli capire!

Ter: E questa rabbia ti provoca qualche problema a livello fisico?

Paz: eccome! Ho sempre una digestione difficilissima, ho sempre acidità di stomaco. Sono andato a farmi vedere e il medico mi ha detto "se lei non sta attento si sta coltivando un ulcera duodenale, deve ridurre lo stress"

Ter: Bene, allora le suggerisco un compito da poter fare nelle prossime settimane.

Paz: Va bene

Ter: Allora, tutte le volte che lei, nelle prossime settimane, ogni qualvolta si trovi ad una riunione e sente salire la rabbia, la frustrazione perché quello dice delle cose che lei non condivide ed avviene l'impulso ad interromperlo, invece che parlare, scriva. E scriva tutta la rabbia che prova, e usi il linguaggio più viscerale che le viene, tanto non lo dice, lo scrive. Lei per iscritto scriva tutto quello che vorrebbe dire a quella persona. Il peggio che le vorrebbe dire!

Paz: e poi posso parlare?

Ter: Hai già parlato per iscritto...

Paz: Ah, ma come?! lei mi sta dicendo che io devo cessare di interrompere!

Ter: eh, lei stesso ha detto che questo è uno dei modi per peggiorare. Se vuole fallire continui pure a fare quello che sta facendo, e continuerà a ottenere quello che ha ottenuto fin qui.

Paz: ah, è vero...

Ter: bene, questo è il compito numero uno. Il compito numero due: io vorrei che lei tutte le mattine, guardando la sua giornata, si domandi "se io oggi volessi contribuire al mio fallimento, se volessi peggiorare invece che migliorare, cosa dovrei fare o non fare, cosa dovrei pensare o non pensare oggi per andare in quel copione che mi ha condotto a bloccare la mia carriera?" e scriva tutto quello che potrebbe fare nella giornata, poi lasci andare la giornata senza alcuno sforzo di controllo, lasci andare. Però la sera riapre il suo quaderno e verifichi tutti i modi per peggiorare che lei ha realizzato.

Questo è uno stratagemma per, razionalmente e coscientemente, indurre delle reazioni spontanee e poi misurarle alla sera, che diventa un correttivo su quello che c'è venuto per il giorno dopo. E' una manovra che innesca un qualche cosa che parte da una razionalità, ma che poi diventa naturalità, che poi però viene ricontrollata. Pianifico cosa fare per peggiorare: ma se io pianifico cosa fare per peggiorare dentro di me, a livello viscerale, avviene l'avversione verso quelle cose che mi faranno fallire. Ma sarà un'avversione naturale, non deliberata. Alla sera, quando si va a misurare, il più delle volte ci si rende conto che di quelle cose per peggiorare la maggioranza le abbiamo evitate. E quelle che invece abbiamo fatto sono gli zoccoli più duri su cui dover lavorare direttamente. Alla seduta successiva il paziente porta un'agenda piena di rabbia canalizzata e fatta defluire e dice:

Paz: Però guardi, ci sono state un paio di situazioni nelle quali non ho resistito, e nonostante il fatto che ho scritto, ho detto le cose. Però è strano perché questa volta non mi hanno risposto seccamente, mi hanno detto "insomma, quello che tu dici non è proprio senza senso", mi hanno ascoltato!

Ter: Mh, interessante, e come se lo spiega questo fatto? cosa è cambiato?

Paz: Non saprei, mi hanno detto tutti che non ho parlato in modo così aggressivo, non ho parlato con un tono secco, ma sono stato più pacato e ho spiegato meglio le mie ragioni. Ter: Bene, vede, il compito di analizzare e far defluire, anche se in questo caso non ha bloccato, ha reso più morbida la sua espressione, quindi la sua non è stata più un'aggressione, è stato un confronto.

Paz: Ah, ho capito, si in effetti può essere andata cosi..

Ter: e il secondo compio che le avevo dato? come è andata?

Paz: In realtà ogni giorno si ripetevano le cose che io ho detto qui, perché pensavo agli appuntamenti, e mi sono reso conto alla sera che in realtà ogni giorno me ne sfuggivano uno o due, ma non così gravi.

Ter: e lei adesso come sta? sta meglio, sta peggio?

Paz: ma sa, c'è stato un altro effetto meraviglioso, ho cominciato a sentire la mia pancia più sciolta, e sto dormendo meglio.


La terapia è continuata su questa linea di canalizzazione della rabbia e di modifica delle sue modalità di intervento e gestione della sua quotidianità. Al nostro Sesto incontro lui ha avuto la sua promozione e ha portato al terapeuta, come dono, il suo biglietto da visita nuovo!



Hai difficoltà a gestire la tua rabbia o sei arrivato al punto in cui la tua rabbia gestisce te?

Non ti arrabbiare! un cambiamento è possibile e possiamo trovare insieme una soluzione.

Lavoro in studio a Trento e online in tutta Italia



dott. Marsilli Francesco



fonte: https://www.youtube.com/watch?v=IY6Rvmj-ILs&ab_channel=LifeStrategies




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