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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

La Depressione oggi: come si riconosce e come si cura

La depressione, come tutte le malattie della mente, è paragonabile ad un virus. Un virus si adatta al sistema in cui si trova, evolve e cambia forma pur rimanendo lo stesso, e negli ultimi 50 anni la depressione non è stata da meno: essa ha infatti cambiato forma adattandosi alla società in costante mutamento. Umberto Galimberti (filosofo, psichiatra e sociologo italiano) in un articolo del 2015 ne dà un’interessante lettura socio culturale, notando come oggi la depressione si esprima in modo evidente nella rinuncia all'azione, nell'inibizione della performance sociale, psicologica ed interpersonale, in contrasto con una società che ha fatto dell’azione e dell’iniziativa personale il metro di giudizio del valore della persona.

Ma come si riconosce la depressione su di noi e su coloro che ci stanno vicini?

I sintomi più evidenti possono essere insonnia, ansia, isolamento sociale, apatia emotiva, perdita di interesse per il vivere e l'agire, costante malessere a cui la persona non trova soluzione. Il depresso rinuncia a scegliere, procrastina costantemente ogni azione e impegno, delega molto spesso il proprio benessere agli altri perché lui non trova motivazioni valide per attivarsi. Molto frequente è la lamentazione: la persona che soffre di questo malessere si narra agli altri come individuo depresso, si identifica in questa malattia, giustifica la sua condizione e il fatto di non trovare una via di uscita, convincendosi giorno dopo giorno dell'impossibilità di trovare un significato alla propria esistenza. L'idea che maggiormente spicca nella mente della persona che soffre di depressione è la perdita di significato, per il vivere, l'agire, il sentire. La perdita cosi ampia e profonda di significato fa in modo che quotidianità gli sfugga di mano come sabbia tra le dita, come se vedesse il mondo da una camera di vetro insonorizzata, distante, in un universo che non è questo.

La depressione non riguarda solo la persona che ne soffre ma coinvolge anche tutti quelli che gli stanno vicini; il depresso si fa terra bruciata intorno, e più si distanzia dagli altri più si deprime perché gli altri risultano distanti in un meccanismo che si autoalimenta.

In che modo la Terapia Strategica interviene sulla depressione?

La prima importante considerazione che distingue la TBS (Terapia Breve Strategica) da altre terapie tradizionali è la base da cui parte la terapia. Mentre molti approcci ricercano cause originarie e motivazioni di insorgenza del disturbo, lo psicologo strategico si interessa innanzitutto delle credenze della persona sofferente: in cosa ha creduto sempre di più rispetto al suo malessere? Come lo ha chiamato? Queste domande si basano sull'assunto che le nostre parole creano la realtà a cui crediamo e ognuno di noi guarda alla sua realtà sulla base di come la chiama, sulla base delle parole che ha usato per costruirla.

La depressione è una credenza che si può sintetizzare nella triade “mi illudo, mi deludo mi deprimo”:

Mi illudo di qualcosa che riguarda aspettative positive su di me, sugli altri o sul mondo; credere a queste illusioni porta ad agire sulla base di queste, a cui crederò sempre più.

Mi deludo perché le cose non vanno secondo le mie aspettative e le mie illusioni.

Mi deprimo in conseguenza delle illusioni deluse, delle aspettative tradite.

Un’ottima psico-trappola!

Molti di noi applicano questa psico-trappola con la migliore delle intenzioni: "io ragiono in questo modo, ho questi valori e questi principi e li vedo come giusti! quindi penso che tutti gli altri abbiano (o dovrebbero avere) valori e principi simili ai miei"; nel momento in cui ci si accorge che queste profonde convinzioni erano solo illusioni c'è il rischio che scatti il meccanismo che intrappola nella disillusione che si trasforma in delusione e poi in reazione depressiva.


Quali sono le principali soluzioni (anche dette tentate soluzioni) che la persona sofferente depressa mette in pratica per tentare di uscire da questa sua situazione?

La prima e la principale è la rinuncia: ovvero "mi sono illuso che questa difficoltà si potesse risolvere velocemente, questo non è accaduto per un insieme di fattori e quindi io rinuncio a combattere…perché tanto non funzionerà. Oramai mi sono disilluso e mi sono anche depresso e quindi cosa faccio? Piuttosto che andare verso qualcosa che è ignoto rimango fermo in qualcosa di noto, anche se mi fa soffrire, quindi rinuncio". La rinuncia reiterata comporta però il sentirsi sempre meno capace di fare qualsiasi cosa, aumentando il senso di vulnerabilità e inadeguatezza che crescerà progressivamente.

La seconda soluzione utilizzata è il vittimismo, cioè assumere in qualche modo il ruolo della vittima: "siccome le cose non vanno, io non sono capace di farle andare meglio, la mia vita proprio non va, continuo a rinunciare, sono sempre più inadeguato, assumo in qualche modo il ruolo della vittima", e la vittima (di me stesso, delle circostanza, del mondo) rimugina e si lamenta molto con familiari oltre che con sé stesso.

La terza soluzione utilizzata, che intrappola ancora di più la persona sofferente (e la intrappola senza che lei se ne renda conto), è la delega agli altri. La persona comincia a non fare più nulla, sia nel campo privato che professionale: "siccome sono un incapace, siccome rinuncio sempre, siccome non so fare nulla, cosa faccio? Delego alle altre persone o pretendo che le altre persone facciano per me. Perché tanto io non sono capace"

In questo modo il nostro sofferente depresso è sia prigioniero della sofferenza che il proprio carceriere. Un incredibile paradosso.

In questo meccanismo si può vedere come le singole cause si susseguano, una connessa all'altra, sempre di più, e come la persona continui a mettere in atto sempre le stesse soluzioni, con il risultato che la prigione si stringe sempre di più.


Nella pratica terapeutica il compito dello psicologo strategico è quello di tentare di bloccare le soluzioni disfunzionali e sempre più invalidanti. Qui sta il protocollo che, per ognuna delle strategie messe in atto dalla persona depressa, ci indica sia delle manovre comunicative che tecniche terapeutiche concrete per creare avversione nei confronti della rinuncia, per sbloccare il ruolo di vittima e la lamentazione (ricordiamoci che più una persona narra e si lamenta della propria incapacità, più finirà per crederci e più il problema diventerà insormontabile). Ognuna di queste manovre e tecniche vengono utilizzate dallo psicologo strategico in modo fluido adattandosi alla persona, al suo modo di vivere e sentire la propria sofferenza.

Un'altra caratteristica che distingue la terapia strategica da altre terapie è il ruolo attivo e fondamentale della famiglia della persona sofferente. Spesso gli psicologi utilizzano atteggiamenti di colpevolizzazione della famiglia, mettendo a processo tutto quello che la famiglia ha fatto. Ma nel caso dei familiari di persone depresse è tutto il sistema familiare che tenta di fare il possibile per fare star meglio il proprio caro spronandolo a reagire, dicendogli di uscire, sorridere, farsi degli amici… ma più la famiglia agisce così e più ottiene l’effetto contrario. Per questo noi abbiamo bisogno della famiglia, perché la famiglia diventi co-terapeuta insieme a noi, per andare insieme nella stessa direzione. Quindi nessuna colpevolizzazione per i familiari, partendo dal fatto che abbiano fatto tutto quello che era nelle proprie possibilità.

La terapia strategica lavora quindi non sulle cause e sui perché di un disturbo, ma agisce sui suoi processi a diversi livelli, ovvero sulle credenze della persona sofferente, sulle relazioni di questa persona con sé stesso, con altri e con il mondo. È un lavoro complesso, da fare sempre in stretta collaborazione con i familiari, che però diventa possibile anche grazie a protocolli flessibili e in costante adattamento che vengono elaborati dal centro di ricerca di Terapia Breve Strategica di Arezzo, proprio perché anche la depressione, come tutte le malattie mentali, continua ad evolvere.

Perché nella mente e nell'uomo l’unica costante è il cambiamento.


Una persona che ti sta a cuore soffre di depressione? tu stesso ti senti di essere parte di questo malessere?

Contattami qui per chiedere aiuto, lavoro in studio a Trento e online in tutta Italia.



Dott. Marsilli Francesco




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