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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

La "folla psicologica": la psicologia di massa della pandemia

L'umanità è da sempre flagellata dalle epidemie. A partire dalla peste di Atene del 500 a.C la storia ha registrato la peste nera del 1300, varie epidemie di lebbra, vaiolo, colera, le temibili epidemie influenzali del secolo scorso fino ad arrivare alla Sars del 2003, all' influenza Suina del 2009 e al temibile virus ebola ancora attivo In alcune zone dell'Africa. L'epidemia di Covid-19 è tuttavia la prima epidemia nella storia dell'umanità a dilagare in un mondo globalizzato sia nell'economia ma anche soprattutto nella comunicazione e per questo ha mostrato fin dal principio due diversi aspetti. Quello biologico legato alla diffusione del virus e quello psicologico legato alla diffusione parallela incontrollata di informazioni. Contagio biologico ed emotivo si sono intrecciati e influenzate a vicenda: l'epidemia di informazioni spesso infondate e contrastanti viaggiava più velocemente del virus stesso, contagiando le menti più rapidamente dei corpi con conseguenze a volte disastrose. Ci basta ricordare quando, la sera dello scorso 8 Marzo, una fuga di notizie sul primo lockdown di alcune aree del nord Italia fece precipitare folle di persone spaventate sugli ultimi treni per il centro-sud, mettendo a rischio l'intera collettività.

La folla psicologica:

Attaccati da un nemico invisibile e fuori controllo, privi di strategie efficaci per scongiurarlo, si sono attivate in noi le componenti più ancestrali di paura, ansia e angoscia. Paura e ansia che, se superano una certa soglia, conducono una perdita di controllo producendo poi il panico. Angoscia per il senso di impotenza di fronte alla lotta contro un'entità invisibile, nuova e sconosciuta. Impauriti, incerti e angosciati siamo stati estremamente vulnerabili all'impatto delle notizie provenienti dai media e dalla rete ai quali ci siamo affidati, come sempre, per reperire informazioni e indicazioni. In rete, però, ognuno di noi è contemporaneamente spettatore e attore; partecipiamo tutti alla diffusione di storie, notizie e messaggi, contribuendo a creare la realtà che poi subiamo. In questa realtà hanno iniziato quindi a circolare notizie di ogni tipo, incluse le famigerate fake news che, create per cattivo giornalismo, faziosità o propaganda politica vengono poi condivise dagli utenti diffondendosi a macchia d'olio. Analogamente al virus, le notizie hanno una loro contagiosità che poco ha a che fare con le loro utilità, importanza o credibilità, tanto che anche la competenza della fonte stessa passa in secondo piano. Ed è proprio ciò che è accaduto: il messaggio di un virologo esperto ha finito per avere lo stesso valore di quello di opinionista comunque. Ciò accade perchè la contagiosità di una notizia dipende principalmente dal sua impatto emotivo. Privilegiamo formati rapidamente visualizzabili, slogan immediatamente comprensibili e ci fidiamo a priori di notizie provenienti da persone conosciute; incuranti della fonte originale, siamo più interessati a notizie attinenti alla nostra quotidianità e conforme alla nostra credenza. Bombardati da informazioni corrette e scorrette e accomunati da potenti emozioni, il covid-19 ci ha fatti diventare una "folla psicologica", un'"anima collettiva" che ci fa sentire, pensare e agire in modo completamente diverso da come ci sentiremo, penseremo e agiremo a livello individuale.

La folla psicologica si comporta secondo dinamiche note e prevedibili: È particolarmente suggestionabile, poco incline ai ragionamenti e molto sensibile a fenomeni di contagio emotivo. Per questo in una situazione delicata come la pandemia da coronavirus la comunicazione di massa, giornali, TV e web deve essere considerata parte integrante della gestione dell'epidemia al pari di altre misure di contenimento e gestita in maniera efficace ed efficiente.

Come gestire con efficacia la comunicazione di massa? Per prima cosa occorre evitare i principali errori comunicativi: inutili e dannosi sono i messaggi eccessivamente ansiogeni che, tra negazionisti e irresponsabili, rischiano di essere rifiutati; la comunicazione vaga, ambigua o ambivalente contribuisce solo a generare diffidenza e sospetto; richiami inappropriati e costanti alla positività e all'ottimismo hanno un effetto paradossale in coloro che, non riuscendo ad essere positivi a comando, si angosceranno e si deprimeranno ancora di più. Proprio perché le folle sono così suggestionabili e mosse più dei sentimenti che dalla razionalità, occorrerebbe adottare una comunicazione persuasoria basata sulle emozioni, oltre che sui contenuti, i quali devono essere chiari, comprensibili e fondati.

Seguendo questo ragionamento, per poter interrompere comportamenti dettati dalla paura capiamo che i richiami alla calma rischiano di avere effetto contrario ed essere totalmente inefficaci; in questi casi occorrerebbe invece evocare una paura più grande, che superi quella più piccola; ad esempio alle persone che si recano di continuo dal medico o al pronto soccorso, si potrebbe ricordare che, se fino ad ora sono uscita evitare la malattia, così facendo avrebbero un maggior rischio di infettarsi.


dott. Francesco Marsilli


fonte: "Psicologia Contemporanea" n°280-281




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