top of page
  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

Psicologia delle relazioni tossiche e come trasformarle.


Tutto ciò che può darci il meglio è anche in grado di darti il peggio.

Si pensi all' estasi dell'innamoramento e alla tragedia della perdita di colui/colei che amiamo: è proprio ciò che più ci riempie che può farci sentire, in sua mancanza, totalmente svuotati.

Pertanto quando si tratta di relazioni tossiche non si può sottovalutare il fatto che siano il rovescio della medaglia di quelle che "risanano" o che alternano nei loro effetti sensazioni forti e piacevoli a sensazioni di lutto e dolore. Spesso il confine tra piacere e sofferenza è così sottile che l'alternanza tra le due sensazioni diviene una travolgente emozione a cui è difficile rinunciare una volta che la si è sperimentata. Questo è il caso di alcune importanti patologie come i disturbi del comportamento alimentare, le parafilie (più comunemente conosciute come “perversioni sessuali”) e le dinamiche di coppia sadomasochista.

Di fatto il termine “tossiche” non indica qualcosa di disgustoso, ma qualcosa che avvelena; e niente rende più pericoloso un veleno del suo essere piacevole quando lo si assume; basti pensare alle droghe, al fumo, all'alcol. Il massimo della tossicità, anche di una relazione, è rappresentato dal suo alternare in maniera ambivalente piacere e dolore, desiderio e rifiuto, calore e freddezza, complicità e rivalità, accordo e conflitto. Ma non si deve dimenticare che le nostre percezioni sono rese più intense al contatto tra le sensazioni, questo avviene perché il nostro sentire è attivato dai cambiamenti, non dal mantenersi di uno stimolo. Anzi è ben noto ai fisiologi, meno alla gente comune, che anche il più piacevole tra gli stimoli se costantemente mantenuto si affievolisce nei suoi effetti in quanto la nostra percezione di esso subisce ottundimento dei sensi che si assuefanno alla sua presenza continuata. Come affermava provocatoriamente Oscar Wilde "non c'è nulla di più tragico di una serie continuativa di giorni felici".

Ciò conferma che il mantenersi in una relazione felice è basato sull'alternanza, sui contatti emozionali che scaturiscono da stimoli non costantemente presenti, bensì assenti e poi presenti, travolgenti e poi tenui, piacevoli ma talvolta anche un po' dolorosi. Nelle relazioni cosiddette tossiche tutto ciò è estremizzato ed esasperato e, secondo le parole del filosofo francese Jean de La Bruyere "ogni cosa all'eccesso diventa perniciosa”; ossia, anche la migliore delle pozioni condotta al suo estremo diviene tossica, cosi come una medicina in sovradosaggio può diventare veleno.

Ma questo non vale solo per la chimica e la biologia, anzi, vale ancor di più per una relazione interpersonale dove, per esempio, l'eccesso di attenzione amorevole si trasforma in soffocamento relazionale o la condivisione totale rende morboso il rapporto. Già negli anni 70 lo psicologo Paul Watzlawick illustrava uno dei principali fondamenti delle dinamiche relazionali: all'interno di una relazione non possono coesistere complementarità e simmetria. La complementarità è espressione di una dinamica ad incastro della relazione interpersonale: i due soggetti si integrano insieme e si mantengono a vicenda nel loro stato. Ciò può farci pensare, erroneamente, ad una idilliaca forma di amore basato sullo scambio e sul rapporto reciproco ma, purtroppo, questa è anche la tipologia di relazione tra vittima e aguzzino, tra una persona dipendente e incapace di trovare un proprio equilibrio in assenza dell’altro, che a sua volta sfrutta a suo vantaggio la condizione di inferiorità del partner.

La simmetria invece, rappresenta l’autonomia, l’indipendenza e la distanza tra due membri della relazione. Questo potrebbe far pensare ad un'atmosfera poco romantica, di freddezza e distacco, ma in realtà rappresenta anche il rispetto dell'altro, delle sue differenti modalità di percepire e reagire alle cose.

Ovviamente la presenza di solo una delle due alternative rende tossica una relazione che, per essere funzionale, si dovrebbe invece basare sull' equilibrata alternanza tra simmetria e complementarità. L’eccesso di presenza o di assenza dell'una o dell'altra sbilancia pericolosamente la dinamica rendendola disfunzionale o perfino patologica.

Tale assunzione, comprovata non solo dalla ricerca clinica ma anche dalla semplice osservazione di una interazione di coppia tra partner, tra amici o tra colleghi, conduce a considerare che, se si deve risolvere un conflitto, superare l'insoddisfazione o addirittura guarire una patologia all'interno di una relazione, bisogna prima di tutto rilevare la dinamica tra complementarità e simmetria. Una volta valutata si deve correggere lo sbilanciamento in una delle due direzioni. Cioè se abbiamo l'eccesso il complementarità introdurre modalità relazionali simmetriche e, al contrario, se si rivela un eccesso di simmetria avremo necessità di attivare una maggiore complementarità.

Questa logica dell'intervento rappresenta un vero e proprio riduttore di complessità della relazione e ci permette di ricostruire rapporti di coppia rovinati da anni di disfunzionalità, senza frantumarne l’esistenza. Trasformare la tossicità di un rapporto in un'interazione benefica e compiaciuta è certamente possibile se i soggetti coinvolti sono disposti a mettersi in gioco modificando le proprie idee e comportamenti, anche rischiando di sovvertire l’equilibrio costruito tra loro, con l’obiettivo di cambiare insieme.


Se, dopo aver letto questo articolo, pensi di poterti trovare all'interno di una relazione tossica, non esitare a contattarmi, insieme potremo capire il modo migliore per aiutarti!

Lavoro in studio a Trento e online in tutta Italia attraverso la piattaforma Skype

trovi tutti i miei contatti al link "Contatti" di questa pagina

dott. Marsilli Francesco


384 visualizzazioni
bottom of page