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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

Shoganai: l'arte di vincere senza combattere

"Shoganai" è una parola giapponese che, come tante altre, racchiude un concetto molto complesso che non si può tradurre in una singola parola italiana. Indica però un’idea che ha profonde e antiche radici nella vita dell'uomo e nelle sue costanti contraddizioni. Si potrebbe tradurre con "ciò che non può essere evitato e per cui non c’è niente da fare, se non accettare la situazione" oppure, per dirlo con le parole di Aristotele "Se c'è una soluzione perché ti preoccupi? Se non c'è una soluzione perché ti preoccupi?".

Indica dunque l'idea di accettazione di una situazione che non può essere modificata con le proprie forze o che va ben oltre il nostro controllo.

Nella cultura occidentale è un concetto difficile da cogliere ed elaborare in quanto, negli ultimi millenni, essa si è basata sulla costante ricerca di soluzioni a tutti i problemi che ci circondano dandoci cosi l'illusione che, per ogni problema, vi debba essere per forza una soluzione. Questa atavica, lineare e rassicurante causalità diretta, che potremmo riassumere come "problema-dunque-soluzione", crolla su sé stessa nel momento in cui tentiamo di applicare questo concetto a problemi che si pongono al di fuori della sfera del nostro controllo: la morte improvvisa di una persona cara, una catastrofe naturale, una pandemia improvvisa, un rifiuto ricevuto da una persona amata, le quotidiane coincidenze (fortunate o meno) della nostra vita.

L'onnipresente e monolitica soluzione del controllo, caratteristica innata e forza motrice dell'evoluzione umana, si è talmente radicata nella nostra cultura che è diventata la tentata soluzione principale a qualsiasi classe di problema; talmente granitica è la convinzione che ogni problema DEBBA avere una soluzione che, nel momento in cui quest'ultima non funziona, la nostra reazione è costringere il problema ad adattarsi alla soluzione.

Questo può in parte spiegare la nostra incapacità di accettare l'imprevedibile: non sopportiamo l'idea di essere impotenti e insignificanti, di non poter avere un ruolo e un potere di modificare a nostro piacimento ciò che non funziona.

Purtroppo (o per fortuna) la vita ci pone tutti i giorni di fronte a situazioni per noi incontrollabili; in questi casi chi lotta strenuamente nel tentativo di cambiare ciò che non va finirà solo con il consumare sé stesso e chi lo circonda, nell'eterna ricerca di qualcosa che non si può trovare.


Un'altra nefasta conseguenza della causalità diretta "problema-dunque-soluzione" si manifesta, nel caso in cui non si trovi una soluzione, nella disperata ricerca del perché originario. Tentando cosi di trovare la soluzione in una fantomatica causa primaria che abbia creato il problema. Assistiamo a reazioni talmente radicali che vi sono persone che vagano per anni in sé stesse tentando di trovare una motivazione, un perché è successo ciò che è successo. In questo la religione e la politica hanno sempre "aiutato" mettendo a disposizione dei popoli un capro espiatorio (dio, le streghe, gli immigrati, i santi, i deboli, il vicino di casa, le donne, i ricchi, "loro" ecc..), ma spesso non basta. Spesso la ricerca della causa diventa cosi ossessionante che, dopo aver esaurito le possibile risposta fuori da noi, l'unica risposta che si può trovare la produciamo noi stessi dentro di noi; e quindi ci convinciamo che ce lo siamo meritati, che è una punizione per qualcosa che abbiamo fatto o non fatto, che è per la nostra incapacità, perché non siamo abbastanza, perché non abbiamo fato abbastanza


Eppure tutto queste domande, ricerche, disperazioni e dubbi sono riconducibili, a volte, alla soluzione che non c'è una soluzione, alla risposta che non esiste una risposta: Shoganai.


Shoganai è accettazione ATTIVA dell'esistenza del non controllo, dell'imprevedibilità insita nella Vita e del fatto che, per quanto possiamo essere preparati e calcolatori, l'inaspettato prima o poi ci coglierà di sorpresa.

Dunque impariamo a lasciar scorrere ciò che non può essere arginato, ad avere la forza di accettare la domanda ma non tentare a tutti i costi di trovare una risposta.


Non puoi sapere cosa ti accadrà, ma puoi sempre decidere come comportarti e come reagire nel momento in cui accade.

Dinnanzi a una sfortuna, una perdita o un’ingiustizia dovremmo porci una sola domanda:

Posso cambiare le cose? le opzioni possibili sono due:

Se la risposta è sì, smetti di preoccuparti e fai del tuo meglio per riuscirci.

Se la risposta è no, smetti di preoccuparti e accetta quello che il destino aveva in serbo per te.

Non ci sono altre considerazioni da fare, non ci sono alternative: o accetti il presente e volgi lo sguardo al futuro, costruendolo, oppure non accetti il presente e volgi lo sguardo al passato, rimanendo bloccato in te stesso.




dott. Marsilli Francesco




Conosci qualcuno che è rimasto invischiato nel suo stesso passato? che non può fare a meno di sentirsi in colpa per qualcosa che ha fatto e che gli è successo? o forse una persona a cui tieni a cui vorresti dare una mano?

Una soluzione c'è, anche tu puoi fare qualcosa sia per aiutarti sia per aiutare chi vedi in difficoltà. Contattami.

Ricevo in studio nella città di Trento e Online da tutta Italia.


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