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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

Ti lamenti di continuo? sappi che i tuoi neuroni ne risentono!

Ecco cosa succede al cervello di chi si lamenta in continuazione.

La scienza ci spiega cosa accade alle persone che ogni giorno trovano sempre un motivo per lamentarsi.

Secondo lo psichiatra e psicoanalista Norman Doidge “il pensiero cambia la struttura neuronale interna al cervello costruendo o decostruendo nuove strutture e quindi nuovi pensieri e convinzioni".

Il cervello umano, organo poco più pesante di un chilo e mezzo e dalle sofisticate connessioni neuronali, è capace di cambiare attraverso ciò che facciamo o pensiamo. Chiamiamo questo processo plasticità neuronale o neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di cambiare la sua struttura fisica e la sua organizzazione funzionale in base a ciò che facciamo, diciamo o pensiamo.

Ci troviamo di fronte a una dimensione che fino a poco tempo fa non era ritenuta valida. Si pensava addirittura che a una certa età fosse impossibile creare nuove reti neurali. Al giorno d’oggi, tuttavia, figure importanti fanno ricerca nel tentativo di capire questi meccanismi così da ingenerare dei cambiamenti nei pazienti.

Negli ultimi venti anni, l’avvento di nuove modalità di indagine delle neuroscienze (PET, fMRI, ERPs…) ha permesso di studiare sempre più approfonditamente i cambiamenti nel sistema cerebrale umano vivente.

La plasticità neuronale permette la formazione della mente umana tramite l’interazione tra i processi neurofisiologici cerebrali e le esperienze vissute. Queste ultime costituiscono il nostro patrimonio più importante in quanto influenzano e guidano il nostro modo di elaborare le diverse informazioni. Le principali evidenze sulla plasticità neurale derivano da studi relativi ai processi di apprendimento e memoria che mettono in luce come sia possibile, in seguito ad esperienze ambientali e interpersonali, andare a modificare fisicamente la struttura cerebrale.

Quasi tutti i comportamenti umani sono frutto di un processo di apprendimento. Anche quando compiamo azioni apparentemente automatiche, in realtà stiamo mettendo in atto un processo cognitivo complesso che coinvolge il nostro sistema nervoso centrale il quale, una volta ricevute le informazioni provenienti dall’ambiente, le confronta con quanto già elaborato e le conserva attraverso il processo di memorizzazione. Quando si apprende e si memorizza qualcosa di nuovo, questa nuova esperienza lascia una traccia nel nostro sistema nervoso. È ormai evidente, quindi, che qualsiasi processo mentale intrapsichico o relazionale deriva da meccanismi che avvengono a livello neuronale nel cervello e che, viceversa, qualsiasi esperienza che facciamo, ogni cambiamento dei nostri processi psicologici e cognitivi modifica plasticamente le strutture anatomiche cerebrali corrispondenti. Dunque tutto quello che facciamo, diciamo o pensiamo è in grado di modificare il nostro sistema neuronale radicando in noi pensieri e convinzioni. Ma se questo processo funziona in direzione migliorativa, purtroppo funziona anche in direzione peggiorativa.

Seguendo il filo del discorso diventa plausibile sostenere che, chi si lamenta spesso con sè stesso e con gli altri, finirà per modificare le proprie reti neurali che andranno a sviluppare proprio quello stesso ragionamento "lamentoso" e che si "nutriranno" di esso, crescendo, rafforzandosi e sviluppando poi collegamenti con altre aree. Da qui la conseguenza evidente a tutti che, chi continua costantemente a lamentarsi, dopo anni assume un carattere depressivo, demoralizzato e sfiduciato.

Secondo lo scrittore e neuroscenziato Alex Korb, che da 20 anni che si occupa di plasticità neuronale, la Neuroplasticità può essere sfruttata per invertire il corso della depressione: “Nella depressione, non c’è niente di fondamentalmente sbagliato nel cervello. È semplicemente che la particolare sintonizzazione dei circuiti neurali crea la tendenza verso un modello di depressione. Ha a che fare con il modo in cui il cervello affronta lo stress, la pianificazione, le abitudini, il processo decisionale e una dozzina di altre cose – l’interazione dinamica di tutti quei circuiti. E una volta che un modello inizia a formarsi, provoca dozzine di piccoli cambiamenti nel cervello che creano una spirale discendente “.

Sappiamo tutti che una persona che è continuamente negativa può allentare le persone con il suo atteggiamento, indubbiamente delle volte possono anche essere giudicati fastidiosi per amici e familiari, ma sono persone che non devono essere criticate ma capite. La verità è che ci lamentiamo tutti di tanto in tanto. I ricercatori della Clemson University hanno dimostrato empiricamente che tutti noi brontoliamo, ma certo alcuni lo fanno molto più spesso di altri. Non è infatti un problema d qualità del pensiero, ma di quantità.

Lamentarsi è tra i comportamenti dannosi che, se vengono autorizzati a circolare liberamente all’interno del nostro cervello, modificheranno inevitabilmente i nostri processi mentali. I pensieri alterati portano a credenze alterate che portano a un cambiamento nel comportamento.

Il nostro cervello di certo non aiuta, infatti possediamo un qualcosa chiamato “pregiudizio della negatività”, in termini semplici è la polarizzazione della negatività e la tendenza del cervello a concentrarsi maggiormente su circostanze negative che positive. Rick Hanson, psicologo, neuroscienziato e Senior Fellow del Greater Good Science Center all’Università di Berkley, ha spiegato che mediamente il cervello percepisce e sviluppa più facilmente e rapidamente pregiudizi e pensieri negativi. Lamentarsi è quindi sicuramente più semplice ed immediato del trovare lati positivi nella propria quotidianità ma, come spesso accade, la strada più semplice è quello più ingannevole.


D'altra parte la ripetizione è la madre di tutti gli apprendimenti, quindi se ripetendo un pensiero negativo abbiamo modificato le reti neurali, allenandosi a ripetere pensieri, azioni e comportamenti positivi può aiutare a fare un primo passo oppure a sentirsi un pò meglio.

Certamente per curare una depressione non basta "pensare positivo", ma può sicuramente aiutare se accompagnato all'aiuto di un esperto.



dott. Marsilli Francesco


Fonti:

"Le guarigioni del Cervello", N. Doidge, 2015, Ponte delle Grazie



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