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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

Tutti i complottisti sono paranoici ma non tutti i paranoici sono complottisti.

Di fronte al caos, a eventi inspiegabili, crudeli e apparentemente contronaturali, la nostra mente è incapace di accettazione silenziosa. Al contrario, usa troppo la logica, riscrive il mondo creando trame contorte purché prevedibili, essenzialmente perché l’imprevedibilità e il caos risultano assai indigesti alla nostra mente.

C’è una parentela strettissima tra complottismo e paranoia: entrambe creano e personificano un “nemico” esterno, tallonano colpevoli diabolici per dare soluzione a problemi che sono incapaci di affrontare. Nel caso del complottismo è il problema collettivo di impotenza rispetto alla noncurante spietatezza della natura o del mondo; nel caso della paranoia invece è il problema del dolore di una ferita interna all’individuo, l’eco di “qualche aspetto spiacevole o indesiderabile della propria vita” che si insinua tra gli interstizi della coscienza. E’ vero: l’analogia tra paranoia e ideazione complottistica è stata confermata a più riprese dalla ricerca. Idee a sfondo persecutorio e complottistico possono presentarsi in forme più o meno sfumate anche nella popolazione generale. Questo assunto è coerente con l’idea che l’ideazione paranoide possa rappresentare una strategia adattativa appropriata a fronte di pericoli reali che è possibile incontrare nei contesti sociali. In altre parole, la paranoia può essere considerata simile al ragionamento "pensar male è peccato, ma ci si azzecca sempre": o più precisamente, "meglio sovrastimare la probabilità che l’altro possa danneggiarmi piuttosto che fare una stima realistica e poi rischiare di dovermene pentire anche solo una volta".

Le differenze tra la paranoia e il complottismo

Emil Kraepelin fu il primo, a inizio dello scorso secolo, a dare una prima definizione di paranoia come "psicosi caratterizzata da uno sviluppo progressivo di idee deliranti sistematizzate, incentrate su temi vari quali la grandezza, la persecuzione o l’infedeltà". Nosologia a parte, in generale il soggetto paranoico si sente vulnerabile rispetto all’altro, che è percepito come dominante. La condizione più temuta per il sé è quella di subordinazione, sottomissione e inferiorità rispetto all’altro.

Proviamo per un momento a pensare alle svariate notizie e manifestazioni che purtroppo sorgono a onore delle cronache in questo ultimo periodo; la pandemia di Covid-19 ha dato voce e ha unito sotto il suo vessillo una miriade di complottisti che sono arrivati ad esternare pubblicamente che, e cito testualmente, "ci iniettano mercurio nelle vene e poi per ucciderci basterà alzare la temperatura" (una perfetta unificazione del complotto sanitario mondiale, di riscaldamento globale e di paranoia persecutoria). Oppure recentemente la convinzione che le ambulanze girino a sirene spianate ma vuote; o ancora che all'interno del vaccino ci siano misteriose sostanze derivate da feti morti e sostanze cancerogene, le antenne 5g, la massoneria pedo-satanica del patriota Q, i microchip sottopelle, ecc...

Se però mi fermo un secondo a ragionare su ciò che dicono, sul come lo dicono, sulle fantasiose (per usare un termine gentile) connessioni che riescono a creare tra argomenti totalmente sconnessi, faccio un po’ fatica ad attribuire a questi soggetti un’incapacità di silenziare la mente razionale e di impedirle di mettersi al servizio di una diffidenza paranoide. Si fa fatica a scorgere, in casi come questo, quella tacita ma forte richiesta di aiuto per una condizione di sofferenza che la rende per certi versi simile ai processi della paranoia.

E' qui che possiamo trovare la più importante differenza tra complottista e paranoico.

Mentre il paranoico lotta con tutte le forze contro la percezione della propria vulnerabilità ontologica, molti complottisti scimmiottano la diffidenza, brandiscono una paranoia-giocattolo solo per alimentare una forma di autocompiacimento, per la ricerca di apprezzamento sociale, di distinzione dalla massa, di far parte di un gruppo di simili (non importa quanto tristi siano i membri di tale gruppo, basta che siano simili a me ). Il paranoico è egocentrico, e per lui questo egocentrismo è fonte di tortura e di sofferenza; il complottista è egotista (cioè esagerata considerazione narcisistica di sè), e per lui questo egotismo è fonte di gratificazione, di elevazione al di sopra della massa. I pazienti affetti da patologie paranoiche lottano per la loro sopravvivenza, sono assillati dalla loro stessa mente che divieni il carceriere e torturatore di loro stessi. I Complottisti invece lottano per affermare sé stessi auto-alimentando la credenza di riuscire a vedere cose che gli altri non vedono, di essere più intelligenti di chi li circonda, della moltitudine di incoscienti che ancora continuano a far vaccinare i propri figli.

Il paranoico ha onore e onestà intellettuale: affronta il suo nemico sul campo. Molti complottisti cercano riscatto dall’insulto, dall’anonimato, e in questo sono piuttosto codardi: per il complottista il nemico deve essere potente e invisibile, in modo tale che, se pure riempirà il cielo di strie chimiche e la terra di bambini autistici, al complottista sarà bastato fargli “tana” e raccontare agli amici la propria astuzia; poco importa se poi “si rassegnerà al dominio di quel nemico e si sentirà emendato dalla responsabilità di contrastarlo”.

Il paranoico chiede aiuto, vuole cambiare perché si accorge che quel pensiero causa solo sofferenze a sé stesso e a chi lo circonda, lo isola dal contesto e lo chiude sempre più in sé stesso. I complottisti non chiederanno mai aiuto; devono convincerci del fatto che siamo noi ad avere urgente bisogno di aiuto, il loro.


dott. Marsilli Francesco




fonti: https://www.stateofmind.it/2017/05/paranoia-complottismo-differenza/?fbclid=IwAR3sSZIG_3RRt9PGCmkM9-QpjxvelukJ6AOmRJJFIHeCaTBNbESB3Ckfosk



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