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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

5° - "non mi va di raccontare i fatti miei ad uno sconosciuto": quantità vs qualità

Ben ritrovati con il quinto articolo della serie “Perché siamo tanto restii ad andare dallo psicologo?”

In questo caso ci troviamo davanti ad una motivazione che affonda le sue radici in uno stereotipo classico, cioè che allo psicologo si sia “obbligati” a dire tutto, ma proprio tutto, della propria vita, un vero strizzacervelli!

Quinta motivazione:


“Non mi va di raccontare i fatti miei ad uno sconosciuto”


Si tratta appunto di uno dei molti stereotipi di cui soffre la professione psicologica: la convinzione che allo psicologo si debba per forza dire qualsiasi cosa ci capiti o ci sia capitata, qualsiasi pensiero o azione compiuta.

Beh, vi svelo il segreto di pulcinella: allo psicologo (quello bravo) interessa la qualità di ciò che viene detto in seduta, non la quantità di ciò che si dice. Possono esserci pazienti che parlano in modo ininterrotto per un’ora ma che non dicono nulla che che ci possa indicare una strada di aiuto nell’intervento e, al contrario, possono esserci persone che dicono pochissime cose, o non ne dicono nessuna, ma ciò che dicono è intriso di significati.

Ciò su cui si lavora in seduta è appunto il significato: dei silenzi, delle parole, del linguaggio del corpo, degli sguardi, di lacrime e sorrisi. Negli incontri tra il professionista e la persona che soffre non ci sono obblighi e compiti, ma uno scambio tra esseri umani che si ritrovano in un luogo sicuro e in un ambiente protetto in cui una persona va per trovare una strada verso il miglioramento.

Lo psicologo lavora quindi su ciò che la persona si sente di poter dire, su ciò che la persona gli trasmette passo dopo passo, costruendo innanzitutto un rapporto di fiducia e di stima reciproca.

La persona che si affida allo psicologo deve avere il tempo di capire che può fidarsi di quella relazione, e soltanto dopo potrà decidere in totale autonomia e con i propri tempi se rivelare cose o pensieri più profondi e nascosti.

Come non è un dovere andare dallo psicologo, non è un dovere confidargli i propri pensieri più intimi, l’importante è dire ciò che ci si sente di poter dire, a piccoli passi, arrivando fino a dove ci si sente al sicuro e, una volta trovata la persona giusta, anche un po’ più in là.

A volte mi chiedono "ma come fa ad essere sicuro che la persona le dica la verità?" io ogni volta rispondo cosi "è la persona che ha chiesto il mio aiuto, se decide di propinarmi un sacco di bugie sarà lei che spenderà soldi e tempo inutilmente, non io. D'altronde non è mio compito aiutare chi non vuole farsi aiutare"



Ti è piaciuto questo articolo? leggi anche il 6° della serie."E se scopro di avere più problemi di quelli che penso?": come complicarsi la vita

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Lavoro in studio a Trento e online in tutta Italia



Dott. Marsilli Francesco




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