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  • Immagine del redattoreDott. Francesco Marsilli

Storia di un orologio e di un colpo di cannone

Cosa hanno in comune un cannone, un cronometro nautico e le moderne teorie psicologiche? scoprilo leggendo questa breve e divertente storiella!

Un tempo in Colombia, nella città di Cartagena, precisamente nella fortezza del castello di San Felipe de Barajas, ogni giorno a mezzogiorno veniva sparato un colpo di cannone e tutti gli abitanti di quella città regolavano il proprio orologio sulla base di quel colpo. Un giorno un viaggiatore, che per la prima volta arrivava in quella città e il cui orologio era ovviamente "fuori orario" rispetto al colpo di cannone, notò che il colpo arrivava ogni giorno con circa 20 minuti di ritardo e, forse perchè non aveva molto altro da fare, invece di regolare il proprio orologio su quel colpo decise di indagare sul quel “preciso ritardo” quotidiano. Andò dunque dall’ufficiale responsabile e gli chiese da dove veniva preso il tempo che era alla base di questo colpo di cannone, l’ufficiale con un certo orgoglio disse che, trattandosi di una cosa cosi importante, tutti i giorni mandava un suo sottoposto dall’unico orologiaio della città il quale aveva in vetrina un cronometro nautico particolarmente preciso. Il sottoposto controllava quindi che l'ora del suo orologio corrispondesse a quella del cronometro nautico e sulla base di quello veniva poi sparato il colpo dalla fortezza di San Felipe. Allora il viaggiatore, non pago di quella risposta, andò nell’orologeria indicata dall’ufficiale e chiese all’orologiaio come faceva a sapere che il suo cronometro nautico fosse cosi preciso e l’orologiaio, anch’esso con un moto di orgoglio, disse “ogni giorno, alle ore 12, comparo il mio cronometro al colpo di cannone sparato dalla fortezza, e da anni non c’è mai stato un sol giorno che fosse sbagliato”.

Questa buffa vicenda ci insegna a capire come, quando cominciamo ad esaminare come funzionano i sistemi di relazione tra le cose del mondo, possiamo trovare effettivamente spesso questa situazione nella quale si è formata una causalità circolare che si autoalimenta e si autosostiene e che può essere corretta solo da un intervento esterno al sistema stesso. Questo concetto era già stato intuito da Darwin il quale, nel suo libro “l’evoluzione della specie” spiegò come una specie che riesce a trovare un adattamento sufficientemente buono alle condizioni ambientali commetterà senz’altro l’errore di mantenere questo tipo di adattamento soprattutto nel momento in cui questo verrà a danno della specie contribuendo alla propria estinzione: in poche parole, quello che un sistema (un animale, un essere umano, una società) fa per mantenere il proprio adattamento all’ambiente molte volte è proprio ciò che gli impedisce di adattarsi meglio alla situazione o all'ambiente.

La filosofia portante della gran parte delle teorie psicologiche odierne si basa sull’assunto che le cose succedono sulla base di una causalità lineare (cioè una linea diretta tra causa ed effetto), dal passato al presente, da una causa ad un effetto. Nel campo della psicologia clinica questa è ancora oggi una teoria molto forte, un dogma delle scuole classiche della psicologia e della psicoterapia. Seguendo questa teoria lineare, che ci dice che un problema nel presente è scaturito per forza da una causa nel passato, per cambiare una situazione di sofferenza psicologica presente bisogna per forza andare nel passato, trovare le cause, interpretare le cause e tentare di connettere a queste le ragioni della situazione presente della persona.

La teoria di causalità lineare teorizza infatti che un evento del passato abbia rigide ed evidenti connessioni con il presente, non tenendo conto di tutto ciò che è intercorso tra questi due tempi. Ad esempio se io oggi ho trent'anni e ho una fobia dei topi, la teoria di causalità lineare mi dice che ci deve essere stata una causa nel mio passato, ad esempio quando avevo dieci anni, dalla quale è scaturita questa fobia. La domanda che però questa teoria lascia senza senza risposta è "cosa è successo nei venti anni di tempo tra i miei dieci anni e i miei trent'anni per fare in modo che questa paura rimanesse, si sviluppasse e diventasse un problema?" "cosa ho fatto io in quei vent'anni per gestire la mia fobia? come ho agito e reagito a questa situazione?".

Oggi invece sappiamo la causalità non è un percorso lineare ma bensì circolare; questo vuol dire che ogni evento del passato è connesso sia al presente che al futuro e si basa non tanto su ciò che è successo nel passato ma su come noi interpretiamo ciò che è successo e come abbiamo reagito ogni giorno, per mesi ed anni, a tale evento interpretandolo dal nostro punto di vista. Non è quindi la causa originaria che ha creato il problema (ammesso che ci sia una causa originaria), il problema si è modificato, si è evoluto e si è radicato attraverso tutto quello che noi abbiamo fatto per tentare di risolvere quel problema (per approfondire leggi questo breve articolo oppure questo breve articolo).


dott. Francesco Marsilli


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